PARATISSIMA 2013 - LOWBROW ART and KUSTOM KULTURE

 
TORINO,
ALL INTERNO DELLA 9 EDIZIONE DI " PARATISSIMA"  EXPO DI ARTE MODERNA, PERFORMANCE, INSTALLAZIONI, ARTISTI INDIPENDENTI, SI è SVOLTA' AL "MOI" DI VIA GIORDANO BRUNO N°181 è STATO ALLESTITO UN PADIGLIONE  CURATO DA 
Giampo Coppa ,

DEDICATO  ALLA LOWBROW ART E  KUSTOM KULTURE . IN QUESTO SPAZIO DI 15O METRI Sono STATI  ESPOSTI I LAVORI DI Wolfenstein, Giampo Coppa, Steuso, Arch Villain, Philo, Danx, Murder Farts, Sangrita, Route 590, Psycho Vale, Thunderbeard, Chopworks, Malleus ED ALTRI... IN PIù ESPOSIZIONE DI AUTO E MOTO KUSTOM, IL TUTTO  CONDITO DA UNA COLONNA SONORA  R'N'R, SIXTIES BEAT, PSYCHEDELIC, PUNK-ROCK, CON VARI DJ CHE SI Sono ALTERNATI ALLA CONSOLE

ARTISTI:
Thunderbeard è composta da Dario Dr.Pepper Maggiore e Ale Gansi, entrambi militanti nel circuito hardcore-punk italiano da anni con le loro rispettive bands (La Crisi -- Lamantide) e appassionati di arti grafiche, illustrazione e stampa ma soprattutto di musica punk e skateboards.

Arch Villain. Mostri che cavalcano hot rod , Frankenstein r'n'r, mostri adolescenti con occhi fuori dalle orbite che guidano biciclette kustom!pin-up zombie questo è il mondo parallelo che dipige Arch-Villain

Philo ha sempre lavorato il legno...poi trasportato in una dimensione exotica da b-movie, e tempestato di auto con vernice glitterata e karamellata, in una spiaggia dove mostri surfers fanno numeri da paura sulle onde, si balla musica dannata sulla spiaggia, circondati da Tiki illuminati dal fuoco...ZAP!! Philo torna alla realtà...e da quel momento inizia a prendere tronchi e li taglia, li lavora fino a farli diventare idoli Tiki

Psycho Vale realizza oggetti, fumetti ed illustrazioni ispirati in prevalenza alla musica rock e ad universi paralleli.

Wolfenstein in una lama di sega circolare che stava arrugginendo io vedevo un orologio...cosi' ho iniziato. Girovagando tra officine e demolitori ho accumulato pezzi metallici destinati alla morte che alimentavano la mia immaginazione e la mia sete di riciclo.

Murder farts non è un "artista" e le sue non sono "opere", ma microstorie tridimensionali che trascinano lo spettatore in un immaginario bislacco popolato di mostri alla guida di marci e scalcinati rat rods, da cui riecheggia il suono del r'n'r più perverso e demoniaco in un polveroso scenario degno dei migliori zeta-movies.

Malleus è un power trio italiano, dedicato principalmente alla poster art, nato alla fine del 2002.
L'iconografia alla base del loro lavoro nasce da un vasto scenario tra arti figurative, in particolare l'Espressionismo e Simbolismo, Art Nouveau e il Surrealismo, la Pop Art e Psychedelic Art, e anche fumetti, fotografia, cinema e letteratura.
Tutti questi ingredienti si fondono con l'elemento principale della loro poetica, la forma femminile, la dea primordiale, da cui tutto proviene.

Steuso dal 2007 realizza poster serigrafati in collaborazione con la Texana Lonestar Posters di Austin cuore della storia della Rock Poster Art e con la Philaart di Philadelphia.

Giampo Coppa fumettista, illustratore , grafico, attratto dalla grafica americana psichedelica dei sixties, dal 1986 ha realizzato numerosi pop posters per concerti, party e happenings per circuiti underground

Chopworks chopper con una anima proveniente dai profondi sixties! dai colori lisergici che raccontano strorie kaleidoscopiche, e bolidi al fulmicotone

Route 590 per la Florean Family vernici e lamiere e motori non hanno segreti

Sangrita un immaginario messicano fatto di "calaveras colorati" donne scheletro in danze folli, deserti caldissimi e cactus pungenti


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Cos’è la “Lowbrow Art”.
Ray Caesar, Sas e Colin Christian.

santa maria di ray caesarLa Lowbrow Art, conosciuta anche con il nome di Surrealismo Pop, è un movimento artistico nato alla fine degli anni Settanta nell’area di Los Angeles negli ambienti che ruotano attorno alle riviste di fumetti underground, alla musica punk e ad altre sottoculture californiane: le opere hanno solitamente soggetti figurativi, spesso caricaturali e sono caratterizzate dall’uso di colori forti e da una accentuata decoratività. I primi pop-surrealisti sono da individuare nelle figure di Robert Williams e Gary Panter, disegnatori di fumetti underground. L’ufficializzazione, e quindi la crescita del movimento, avviene però solo nel 1994 con l’uscita della rivista Juxtapoz diretta appunto da Robert Williams. È sempre Robert Williams che ha il merito di aver inventato il nome Lowbrow art: in un articolo uscito nel febbraio 2006 sulla sua rivista racconta che, nel 1979, Gilbert Shelton, l’ideatore tra gli altri dei famosi Freak Brothers, aveva deciso di pubblicare un libro sulle opere di Williams e poiché nessuna istituzione ufficiale riconosceva all’epoca la sua arte, decise di usare un titolo autodenigratorio: The Lowbrow Art of Robt. Williams. Il termine lowbrow venne usato da Williams in contrapposizione a highbrow che in inglese colloquiale significa “intellettuale” o “cultura alta”. Il nome gli rimase appiccicato e si diffuse, nonostante non fosse del tutto appropriato. Molti esponenti del movimento provengono in molti casi da campi diversi da quelli artistici canonici: ci sono infatti fumettisti, illustratori, tatuatori, decoratori di auto “hot road”, ecc. Spesso questi artisti sono autodidatti e forse è il motivo per cui il movimento ha sempre trovato difficoltà ad inserirsi nei circuiti artistici tradizionali. Gran parte degli artisti sono pittori, ma tra le loro opere non è insolito trovare sculture e anche giocattoli. In Italia non sembra ci sia molta attenzione a questo movimento che ha ormai più di trent’anni. Negli Stati Uniti è invece molto seguito da gallerie e riviste specializzate che lo sostengono e lo diffondono.
In Italia, la Lowbrow Art per il momento è conosciuta ed apprezzata solo da un pubblico di nicchia: da una rapida ricerca sul web troviamo qualche breve articolo uscito in occasione delle rare mostre organizzate in Italia, come quella alla Galleria Mondo Bizzarro di Roma nel 2006, e questa piccola galleria fotografica pubblicata su XL di settembre 2006. Un elenco di artisti Lowbrow, ognuno dei quali è accompagnato anche da una breve scheda, è visibile su Kustom Garage, un sito di appassionati di decorazioni per automobili.
Negli Stati Uniti, come dicevamo, la situazione è decisamente più florida e vivace: su MySpace, ad esempio, anche tra i nostri amici, troviamo numerosi artisti, alcuni dei quali molto apprezzati dal pubblico e già affermati commercialmente.

Ray Caesar è uno di questi. Nato a Londra nel 1958 cominciasisters di ray caesar a disegnare fin da piccolo. Ancora adolescente si sposta con la sua famiglia a Toronto, in Canada dove inizia a lavorare come fotografo in un ospedale pediatrico in cui rimarrà per 17 anni. Svolge anche altri lavori in studi di architettura come disegnatore, lavora come grafico digitale in società di videogame e studi televisivi, raggiungendo anche un discreto successo. Il lungo periodo trascorso all’ospedale pediatrico sarà comunque fondamentale per la sua evoluzione artistica, tanto che, come lui stesso dice “è giusto che adesso io viva i miei sogni per coloro che non ne hanno avuto la possibilità nella loro vita… fare altrimenti sarebbe un peccato”. Il metodo di lavoro di Ray Caesar è molto interessante: i suoi quadri non sono realizzati con i metodi della pittura tradizionale, ma sono delle stampe di computer-grafica, cosa che sicuramente fa arricciare il naso a vaste schiere di addetti al settore. In questa pagina si può leggere una dettagliata descrizione delle varie fasi del suo lavoro, che consiste inizialmente nel creare un modello tridimensionale del soggetto che viene via via modellato, colorato e arricchito di particolari fino a rendere un tipico effetto pittorico iperrealista. I suoi soggetti sono sempre bambine dallo sguardo penetrante, delle lolite che guardano nell’anima dello spettatore con l’aria inquisitoria. Soggetti che a volte subiscono delle vere e proprie mutazioni fisiche negli arti: bambine-pipistrello, bambine-ragno, bambine-polpo. Un’infanzia che sta tra l’iper e il surreale, per niente rassicurante, come in una favola in cui l’orrore la stia per invadere. Lo spazio nel quale si muovono i personaggi di Caesar è infatti studiato nei minimi particolari, ponendo un’attenzione quasi maniacale ai dettagli, ai vestiti, agli oggetti, all’ambiente che spesso si trasforma in una vera e propria scena teatrale. Il suo sito è ricco di immagini e informazioni biografiche. Sulla pagina MySpace potete seguire tutte le novità, tra cui una mostra delle sue opere che si terrà presso la sopra menzionata galleria romana Mondo Bizzarro, dal 7 al 31 ottobre 2007.

Un’artista molto nota sul web che dipinge su grandi tele volti di inquietanti ragazze dagli occhi grandi e particolari iperrealistici è Sas Christian. Anche l’universo artistico di Sas è immerso nel mondo femminile: i suoi ritratti si concentrano sul volto di ragazze e sui loro dettagli fisici. Gli sguardi delle modelle dagli occhi ingigantiti sono mutuati dagli anime e manga giapponesi, ma anche ricordano certe inquietanti fotografie di Diane Arbus. L’effetto, a volte non immediatamente percepibile, è di fascinazione e irrealtà, attrae, ma allo stesso tempo respinge l’occhio di chi guarda.
Colin Christian è il marito di Sas e si occupa di scultura: per le sue opere usa silicone e fibra di vetro e i suoi soggetti, sempre intrisi di una forte carica erotica, sono pin up a dimensione reale e animali fantastici ispirati a Lovecraft e alla fantascienza. Colin e Sas, come Ray Caesar, sono di origine inglese: si trasferiscono negli Stati Uniti nel 1992 e fondano una società dove loro stessi disegnano e producono costumi e abbigliamento in latex; in una seconda fase passano a produrre sculture e altre decorazioni per nightclub, ristoranti e negozi specializzati. Solo nel 1999 Sas inizia a dipingere professionalmente prima con l’acrilico e poi con l’olio. Lo stesso fa Colin nel suo campo, abbandonando la scultura commerciale e dedicandosi a tempo pieno a quella artistica. Oltre che sul loro sito, altre opere, blog e news di Sas e Colin sono visibili su MySpace.
By roberto balò, on maggio 22nd, 2007

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"Kustom Kulture" è un neologismo nato in America e identifica un'espressione artistica legata ai veicoli, alla musica, alla moda di coloro che guidano o costruiscono macchine e moto custom, nata a cavallo degli anni '50 ed arrivata sino ad oggi.
Nei primi anni dell'hot rodding molti stilisti di street wear si svilupparono attorno al fenomeno, portando le esperienze di tutti i giorni nella creazione dei loro marchi. Artisti come Von Dutch (Kenny Howard), costruttori di auto come Ed "Big Daddy" Roth e Dean Jeffries, customizzatori di hot rod and lowrider come i fratelli Barris (Sam e George), assieme a numerosi tatuatori, verniciatori di auto e moto, registi e sceneggiatori di B-movies, show televisivi come Happy Days (Fonzie con la sua Triumph), the munster (con le loro stupende Munster koach e la Drag-u-la) ed i monkees (la monkeemobile) hanno tutti quanti contribuito a formare appunto ciò che verrà poi conosciuto come kustom kulture. La simbologia è ricorrente e la più disparata, croci maltesi, assi di picche, palla da biliardo nr.8, dadi, pin-up, il tutto contornato da mostri o fiamme. Ribellione, colpire l'immaginario colletivo con immagini forti e scuotere la monotonia perbenista ed omologata.
Kustom kulture è di norma identificato con i greaser degli anni '50, the drag racers degli anni '60 ed i lowrider degli anni '70, il punk rock degli anni '80, gli psychobilly degli anni '90. Ognuna di queste sottoculture ha sempre legato musica e abbigliamento decidendo su cosa fosse kool o meno, intervenendo sui mezzi meccanici con customizzazioni e colorazioni più o meno estreme auto e moto ma anche abbigliamento, tavole da surf, strumenti musicali, skateboard, biciclette, fino all'arredamento, insomma kustom kulture è libertà e ribellione agli schemi.


La croce maltese
I biker hanno cominciato a mostrare le croci di ferro attorno agli anni '60 con l'avvento delle bande di motociclisti fuorilegge. Originariamente la croce veniva esposta come simbolo di ribellione della società in generale. La croce ha anche un significato di onore, valore e forza e mostra attacamento in ciò in cui si crede. Gli hot rodder ed i biker in genere comunque la ostentano come simbolo di ribellione e non omologazione. Nel 1960 la croce di ferro fu adottata dai surfisti americani che cominciarono ad indossare medaglie dei loro padri dando il via ad una nuova moda.
I biker di oggi mescolano vari tipi di croci per ottenere un look sempre particolare che rifletta la prorpria personalità, il loro credo e la loro appartenenza. Per esempio alcuni biker inglesi indossano croci maltesi con la union jack.

Asso di picche
L'asso di picche è una carta negativa per il mondo esoterico, ma anche qui la sottocultura kustom se ne appropria e la gira verso l'esterno ostentandola e affidandole un significato di sfida. Sempre per scuotere l'immaginario collettivo viene usato un simbolo ritenuto negativo e riproposto sempre e comunque.

La palla otto
Anche qui è la palla della morte, la fine. La palla che mette fine alla partita. Quindi oltre che la passione per il gioco porta il significato molesto dell'ultima parola prima della fine. Secondo alcuni, inoltre, la pronuncia inglese ricorda un'altra parola, hate che significa "odio" e quindi riporta alla ribellione verso tutto ciò che circonda.

Teschio
Beh il teschio oltre che a scioccare chi lo vede è l'esorcizzazione della morte, il giocare con il destino, il mostrarlo per far vedere che non si teme di morire (live fast, die young), quindi viene riproposto nelle sue molteplici forme, ma sempre per sortire un effetto dirompente su chi lo vede.

JOLLY ROGER

Jolly Roger è la bandiera tradizionale dei pirati, raffigurata come un teschio bianco sovrastante due ossa incrociate in campo nero, ma esistono molte varianti e simboli addizionali sulle bandiere usate dai pirati. 



Jolly Roger, foto, Bandiera, Pirati
Calico Jack Rackham e Thomas Tew usavano una variante con due spade al posto delle ossa. 
Edward Teach (noto come "Barbanera") usava uno scheletro che reggeva una clessidra in una mano e una spada o una freccia nell'altra, posto a fianco di un cuore sanguinante. 
Bartholomew Roberts noto come Black Bart usava due varianti: un uomo e uno scheletro, che regge una spada o una freccia in una mano e una clessidra o una tazza nell'altra brindando alla morte, oppure un uomo armato in piedi su due teschi sopra le lettere ABH e AMH (un avviso per gli abitanti di Barbados e Martinica che la morte li attendeva). 

Scheletri danzanti simboleggiavano che i pirati davano poca importanza al loro destino. 

Teoricamente poteva sembrare una cattiva idea avvertire il nemico sventolando la Jolly Roger. Tuttavia, questa tattica può essere considerata una forma primitiva di intimidazione psicologica. 
L'obiettivo primario di un pirata era catturare la nave intatta e conservare il suo carico: con una reputazione sufficientemente spaventosa, un pirata che mostrava la Jolly Roger poteva arrivare a intimidire l'avversario e costringerlo alla resa senza nemmeno entrare in combattimento. 

Se una nave decideva di resistere all'abbordaggio la Jolly Roger veniva abbassata ed era issata la bandiera rossa, indicando che la conquista sarebbe avvenuta con la forza e senza pietà. 
Ovviamente i pirati speravano che questo comportamento diffondesse la convinzione che resistere ad un abbordaggio fosse una pessima idea. 

D'altro canto esporre la Jolly Roger troppo presto aveva degli svantaggi: il bersaglio poteva riuscire a fuggire, e le navi da guerra avevano ordine di aprire il fuoco a vista contro ogni nave che portasse il teschio e le ossa. 

L'origine del nome "Jolly Roger" non è chiara. 

Una teoria vuole che derivi dal francese "jolie rouge", che in inglese venne corrotto in "Jolly Roger". 
Questo potrebbe essere verosimile poiché esisteva una serie di "bandiere rosse" che erano temute quanto, se non di più, delle "bandiere nere". L'origine delle bandiere rosse è probabilmente legata al fatto che i corsari inglesi del 1694 usavano una "red jack" su ordine dell'ammiragliato. Quando la guerra di successione spagnola finì, nel 1714, molti corsari si diedero alla pirateria e alcuni mantennero la bandiera rossa, poiché il rosso simboleggia il sangue. 

Non importa quanto gli uomini di mare temessero la bandiera nera dei pirati, tutti pregavano di non incontrare mai la jolie rouge. La bandiera rossa dichiarava spavaldamente le intenzioni dei pirati, cioè non dare quartiere. Nessuna vita sarebbe stata risparmiata, nessuno scampo concesso. 

Il termine venne successivamente usato per la bandiera nera con teschio e ossa che apparve attorno al 1700. 

Esiste un'altra teoria, che usa anch'essa il termine "jolie rouge" come origine del nome. 

Jolly Roger, foto, Bandiera, Pirati, henry every redApparentemente, un ordine cattolico di feroci monaci guerrieri, conosciuti come "Poveri soldati di Cristo e del Tempio di Salomone", usò per primo la "jolie rouge", la bandiera rossa. 
Il legame tra monaci e pirati è fornito dal fatto che i primi lottavano per la loro causa nei mari aperti, divenendo pirati a tutti gli effetti. 
All'atto pratico, in combattimento, molti mercanti rimanevano sorpresi quando una nave cambiava la propria bandiera nazionale nella più portentosa Jolly Roger, il che era l'effetto desiderato. 

Un'altra teoria propone che il capo di un gruppo di pirati asiatici veniva nominato Ali Raja, "Re del mare", i pirati inglesi si appropriarono del termine e lo modificarono. 

Un'ulteriore teoria è che il nome possa derivare dal termine inglese "roger", che significa vagabondo: "Old Roger" era un termine usato per il diavolo. 

Nel suo libro  "Pirati e Templari. La flotta perduta dei templari. L'origine dei pirati e la battaglia navale segreta contro la flotta del Vaticano" , David Hatcher Childress afferma che il termine fu coniato a partire dal nome del primo uomo ad aver mostrato la bandiera, re Ruggero II di Sicilia (1095-1154). Ruggero era un famoso Templare che ebbe una disputa col Papa in seguito alla conquista della Puglia e di Salerno nel 1127. 

Childress dichiara che, molti anni dopo lo scioglimento dell'ordine Templare, una flotta di seguaci dell'Ordine si separò in quattro unità indipendenti e si diede alla pirateria, bersagliando le navi amiche di Roma. La bandiera quindi era un'eredità, e le sue ossa incrociate rappresentavano un chiaro riferimento al logo templare della croce rossa con le estremità ingrossate. 

In alcune parlate regionali italiane, la figura del teschio e delle ossa incrociate viene chiamata "morte secca" (in Toscana) o "morte cicca". Tra l'altro viene raffigurata comunemente su confezioni di sostanze pericolose o sui tralicci dell'alta tensione, come segno di pericolo mortale.
Molti oggi conoscono l'emblema del Jolly Roger, reso celebre dai tantissimi romanzi e film sui pirati: è la classica bandiera nera sulla quale spiccano uno teschio che sovrasta due tibie incrociate. Pochi, però, sanno che questo emblema ebbe con molta probabilità un'origine. Come molti altri termini legati alla tradizione templare ... anche nel caso del Jolly Roger l'etimologia del termine appare controversa. Secondo la teoria più diffusa esso deriverebbe dalla locuzione francese "Joli Rouge", nome dato dai Pirati francesi alla loro bandiera, originariamente di colore rosso (rouge, in francese). Il termine joli si riferiva invece al fatto che essa veniva sventolata dall'albero di bompresso, che in francese veniva chiamato "Joli Mât". I marinai ed i pirati inglesi che successivamente adottarono lo stesso simbolo masticavano molto poco di francese, e così lo steso termine anglofonizzato divenne "Jolly Roger". La tradizione vuole che questo vessillo venisse utilizzato anche a bordo delle navi dei "Poveri Soldati di Cristo e del Tempio di Salomone", come i Templari erano conosciuti originariamente. I Templari combattevano le loro battaglie anche in mare, abbordando ed affondando le navi nemiche: di qui l'analogia coi Pirati e l'adozione della bandiera col teschio e le ossa.
 Secondo un'altra teoria, invece, il termine Roger faceva riferimento ad un nome vero e proprio, che in italiano corrisponde a Ruggero. Nel suo libro "Pirates & The Lost Templar Fleet", David Hatcher Childress afferma che il termine fu coniato a partire dal nome del primo uomo ad aver mostrato la bandiera, re Ruggero II di Sicilia (1095-1154). Ruggero era un famoso Templare che ebbe una disputa col Papa in seguito alla conquista della Puglia e di Salerno nel 1127. Childress dichiara che, molti anni dopo lo scioglimento dell'ordine Templare, una flotta di seguaci dell'Ordine si separò in quattro unità indipendenti e si diete alla pirateria, bersagliando le navi amiche di Roma. La bandiera quindi era una eredità, e le sue ossa incrociate rappresentavano un chiaro riferimento al logo templare della croce rossa con le estremità ingrossate.
 C'è ancora un'altra leggenda relativa alla bandiera, sempre legata ai Cavalieri Templari. La notte del 13 Ottobre 1307, prima dell'arresto di massa, in gran segreto, 18 galee templari navigarono lungo la Senna e presero il mare, , dirette a La Rochelle, dov'era pronta una flotta templare. I Templari, segretamente avvertiti del tranello teso nei loro confronti dal Re, avevano portato in salvo il loro Tesoro e le reliquie più preziose. Le loro vele erano state annerite con del catrame per non essere visti nella notte. Durante il viaggio in mare, i Templari superstiti si riunirono in consiglio per decidere sotto quale segno avrebbero navigato, non potendo più utilizzare la classica croce rossa in quanto ormai bandita. Al termine, fu decisa l'adozione dell'antico simbolo di pericolo, il teschio con le tibie incrociate, con il fondo mutato in nero in riferimento al colore delle vele: da quel momento nacque la classica bandiera pirata.  http://www.silverbone.it

 


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Von Dutch
'La vita e la storia del Re del Pinstriping'
Kenny Howard, in arte 'Von Dutch' (l'olandese)
''L'artista che non amava il denaro''

Il 'Pinstriping', sulle automobili e sulle moto, era già morta come 'arte', quando l'allora quindicenne Kenny Howard andava a lavorare nel negozio di moto di George Beerup (George Birop's Motorcycle Shop), all'incirca nella metà degli anni quaranta. L'ultimo 'striping' (quel disegno fatto di linee tirate sulla carrozzeria delle auto, per lo più sui fianchi, ma già utilizzato sulle carrozze a cavallo) su di un auto americana fu realizzato dalla General Motors nel 1938. Poi, nella metà degli anni '50, i 'customizer' lo hanno rilanciato come stile, principalmente in forma radicale, credendo di fare qualcosa di interamente nuovo! Kenny, divenuto meccanico di moto, sotto il nome di "Von Dutch", fu l'uomo che iniziò questa "nuova" moda.

Von Dutch si portò a casa una moto dal negozio di Beerup, prese in prestito i pennelli di suo padre, pittore e disegnatore conosciuto, per disegnarci sopra 'pinstripes' dovunque ci fosse spazio. Quando Beerup vide quello che Dutch avevano realizzato, rimase molto ben colpito e lo spostò dal lavoro di meccanico alla pittura delle carrozzerie e allo 'striping'. Nel decennio successivo, sviluppò intorno a sé una reputazione inaspettata, che in realtà non aveva cercato.

"Sono prima di tutto un meccanico" usava dire, "preferisco fare le cose con il metallo, perché il metallo è per sempre. Quando invece verniciate qualcosa, per quanto tempo dura? Qualche anno... poi finisce!". (in foto Kenneth Robert Howard, conosciuto come Von Dutch)

Una cartolina di promozione pubblicitaria dei primi tempi
Per molti anni Dutch fece 'pinstrips' e dipinse niente altro che moto, inizialmente a sud di Los Angeles (Maywood area), in California, poi muovendosi di negozio in negozio, saturando ogni area. A metà degli anni '50 aveva fatto migliaia di moto, ma pochissime automobili. Iniziò a fare 'striping' sulle auto, quasi per gioco, lavorando nel negozio di moto di Al Titus, a Linwood, sempre in California.

Fu avvicinato da un tipo conosciuto come l'Arabo Pazzo, che lo invitò a lavorare a tempo pieno in questa nuova occupazione. Dutch non gli aveva creduto, ma provò, e per i tre anni successivi lavorò così tanto da diventare lui stesso pazzo!

Quando Dutch infine decise di smettere, e piantare tutto, nel 1958, le richieste erano ancora moltissime. Tutti i 'customizer', da ogni parte del paese, avevano sentito parlare di lui, e c' erano automobili che venivano dappertutto, sia dalla zona di L.A., sia dalla lontana New York, per essere "Dutchizzate". Un proprietario di un'auto che gli si presentò, non chiese a Dutch neanche che cosa desiderava, ma gli chiese soltanto quanto 'tempo' necessitava per la riconsegna. I disegni erano il frutto della sua creatività e della sua profonda ed eccentrica immaginazione. Ha avuto centinaia di imitatori e di successori, questi sono solo alcuni: Shakey Jake, The Barris Brothers, Tweetie, Slimbo, Big Daddy Ed Roth, etc. etc.
(nell'immagine una bag per gli attrezzi elaborata da Von Dutch)
Malgrado il suo genio e la popolarità, Von Dutch non ha mai fatto grandi soldi dal 'Pinstriping'. I soldi erano un qualcosa che detestava. "Se ti mantieni povero, la lotta è più semplice", usava dire il Dutch.

Così decise di sparire dalla circolazione, e dopo circa 10 anni Von Dutch ricomparse in Arizona, dove realizzava pistole, pugnali e lame artistiche, faceva qualche verniciatura, lavori di carrozzeria e 'pinstriping' su ordinazione. Lui con la moglie e i loro figlioli, avevano provato a vivere come una famiglia normale.


La vita 'domestica' però durò solo fino alla metà degli anni settanta quando Dutch mollò di nuovo tutto e si spostò ancora in California per assumere la direzione del lavoro lasciato da Big Daddy Roth, "Cars of the Stars". Quando "Cars of the Stars" chiuse, Dutch si spostò verso Santa Paula, sempre in California.

In questi anni realizzò alcuni pugnali molto belli, interamente fatti a mano ed incisi su ottone. Ne realizzò circa 100 per 300 dollari ciascuno. Costruì anche alcune moto straordinarie e molte altre cose, come (senza scherzare) un gruppo TV alimentato a vapore. Von Dutch è stato il protagonista assoluto del 'pinstriper', e della sua esistenza, ma è stato ugualmente responsabile di altri 'tocchi' custom, come la creazione del rollerskate motorizzato, o di mettere il motore VolksWagen ovunque (Trike, Dune-Baggy), ed era un fabbricatore esperto di pistole e pugnali. Per coloro che lo hanno conosciuto e capito (non molti) era anche un grande filosofo. (nell'immagine una delle 'lame' realizzate da Von Dutch)
L'Occhio Volante.

Non si può parlare di Von Dutch in modo completo senza dire del suo famoso marchio dell'Occhio Volante (Flying Eyeball). Che cosa c'è dietro?
Secondo Von Dutch, l'Occhio Volante ha avuto inizio con la cultura Macedone ed Egiziana, circa 5000 anni fa. Era il simbolo che "l'occhio in cielo, conosce e vede tutto", o qualcosa del genere. Dutch prese questo simbolo e lo modificò nell'Occhio Volante che oggi conosciamo. Aveva sempre creduto nella reincarnazione, e l'occhio era in qualche modo legato a ciò.
Von Dutch visse una vita dura. Le sue cattive abitudini gli svilupparono un ascesso allo stomaco. Non gradiva i medici, ma verso la fine, il dolore lo costrinse a vedere un medico. Ma oramai era troppo tardi. Von Dutch morì il 19 settembre del 1992, le sue ceneri sono state sparse nel Pacifico. Ha lasciato due figlie, Lisa e Lorna.

(Bob Burns)
Per approfondire meglio scopri anche:

Ed "Big Daddy" Roth
Kustom Kulture & Hot Rod Story
Alcuni link suggeriti:
Von Dutch On Line
Rumpsville